Riaffiora sotto una chiesa dell’Avellinese la storia di una nobildonna dell’Ottocento

Luglio 9, 2026

È quello che è successo nella Chiesa dell’Immacolata a Prata di Principato Ultra, in provincia di Avellino, dove i lavori di miglioramento della sicurezza sismica, finanziati nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e promossi dalla Diocesi di Avellino, hanno portato alla luce, nella zona dell’altare, resti umani mummificati in uno stato di conservazione definito dagli esperti eccezionale.

Grazie a un’epigrafe rinvenuta accanto alla sepoltura, gli studiosi sono riusciti a risalire quasi immediatamente all’identità della donna: si tratta di Maria Macrina Grillo, morta il 22 aprile 1843 all’età di 26 anni. Un dettaglio che rende il ritrovamento ancora più singolare è che non si tratta di una mummificazione artificiale, come quelle egizie ottenute con bende e resine, ma di un processo naturale, reso possibile dalle condizioni molto particolari degli ambienti ipogei di alcune chiese storiche: temperature stabili tra gli 8 e i 12 gradi tutto l’anno, scarsissima presenza di ossigeno e un livello di umidità che, invece di favorire la decomposizione, ha finito per disidratare lentamente i tessuti.

Scoperta nell’Avellinese: gli studiosi hanno rinvenuto una “storia”

La scoperta è stata segnalata alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, che ha coinvolto anche l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura, data la rilevanza che il ritrovamento riveste per la memoria storica della comunità locale. Per garantire la corretta conservazione dei resti, la Soprintendenza si è rivolta anche a Eurac Research, l’Institute for Mummy Studies con sede a Bolzano, nella persona del ricercatore Marco Samadelli.

Un aspetto che ha colpito particolarmente chi ha seguito le operazioni è stato riuscire a rintracciare, grazie alla collaborazione del Comune di Prata di Principato Ultra, i discendenti diretti della famiglia Grillo, che secondo quanto riportato hanno accolto la notizia con grande emozione. L’archeologa Anna Nenna della Soprintendenza ha definito il ritrovamento “un momento di grande emozione per tutte le professionalità coinvolte” nell’intervento di recupero e conservazione delle spoglie.

Al termine dei lavori di restauro della chiesa, le spoglie di Maria Macrina Grillo saranno ricollocate nella zona absidale dell’edificio sacro, così da restituire alla comunità un pezzo della propria storia che per oltre 180 anni era rimasto nascosto sotto il pavimento.

Il caso irpino si inserisce in un fenomeno più ampio che riguarda tutto il patrimonio ipogeo italiano, cioè l’insieme degli spazi sotterranei che si trovano sotto chiese, palazzi storici e conventi, e che in larga parte resta ancora inesplorato per mancanza di fondi dedicati a scavi sistematici. Molte di queste scoperte, come dimostra anche la vicenda di Prata di Principato Ultra, nascono per caso, nel corso di lavori di restauro o di adeguamento sismico, più che da campagne archeologiche pianificate. Il prossimo passo per gli studiosi sarà l’analisi isotopica di ossa e capelli, che potrebbe restituire informazioni sull’alimentazione della donna e, incrociata con i documenti parrocchiali dell’epoca, una datazione più precisa delle circostanze della sua morte.

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