Il tema non riguarda solo le bollette domestiche. Secondo un’analisi di Confartigianato basata su dati Eurostat, Istat e Terna, le micro e piccole imprese campane hanno pagato l’energia elettrica con un extra-costo stimato in 73 milioni di euro rispetto alla media europea, un divario che si somma a una bolletta elettrica nazionale tra le più care del continente: il prezzo medio pagato dalle piccole imprese italiane si attesta infatti attorno ai 28 centesimi per kWh, oltre il 22% in più della media Ue, complice anche un prelievo fiscale e parafiscale che in Italia risulta più che doppio rispetto al resto dell’Unione. È in questo contesto che si inserisce la misura messa a punto da EBAC per il comparto artigiano regionale.
EBAC – Ente Bilaterale Artigianato Campania – è un’associazione senza scopo di lucro nata dall’Accordo Interconfederale Nazionale del 1988 e dall’intesa regionale del 1991, costituita dalle organizzazioni datoriali e sindacali del settore artigiano (Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI, CGIL, CISL, UIL). Fa parte della rete dei venti enti bilaterali regionali coordinati a livello nazionale da EBNA e gestisce, insieme al Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato, un sistema di welfare contrattuale rivolto sia alle imprese sia ai lavoratori dipendenti che applicano i CCNL artigiani sottoscritti dai soci fondatori. Il contributo per il caro energia rientra proprio in questo perimetro, riservato a chi aderisce alla bilateralità e versa regolarmente i relativi contributi.
Contributo per le imprese per gas ed energia
Nel dettaglio, l’Ente riconosce il 20% della differenza tra i costi sostenuti per energia elettrica e gas/metano nel periodo gennaio-dicembre e quelli dell’analogo periodo dell’anno precedente, con un tetto massimo erogabile di 1.000 euro per impresa. Se il calcolo restituisce un importo inferiore a 100 euro, il contributo non viene corrisposto: una soglia minima che serve a concentrare le risorse sugli aumenti più significativi, escludendo variazioni marginali o fisiologiche.

Per presentare la domanda è necessario allegare alcuni documenti: le copie delle fatture relative ai costi energetici, intestate all’azienda, sia per l’energia elettrica sia per il gas/metano, riferite al periodo di confronto indicato; l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi della normativa sulla privacy; e la fotocopia del documento d’identità del richiedente. Un passaggio da non sottovalutare riguarda la regolarità contributiva: per accedere alle prestazioni, le imprese devono risultare in regola con i versamenti EBNA-FSBA relativi alle due annualità precedenti alla richiesta, oppure dalla data della prima assunzione se successiva a tale periodo, e mantenerla fino all’erogazione effettiva del contributo.
La domanda va inoltrata collegandosi alla piattaforma prestazioni dell’Ente, accessibile anche tramite gli sportelli territoriali delle associazioni di categoria firmatarie. Le imprese interessate dovranno prestare attenzione ai tempi: le richieste devono pervenire entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello in cui si è verificato l’aumento dei costi, pena l’esclusione dal beneficio. Un dettaglio procedurale che vale la pena segnare in agenda, considerando che i rincari energetici hanno interessato in modo pressoché continuativo l’intero comparto artigiano negli ultimi periodi.
Il contributo sul caro energia non è l’unica misura in materia messa a disposizione dall’Ente: la Carta dei Servizi EBAC, che comprende trenta diverse tipologie di intervento, prevede anche un contributo una tantum di 150 euro riservato ai casi in cui l’incremento dei costi energetici superi il 30%, oltre ad altre forme di sostegno che spaziano dalla formazione alla sicurezza sul lavoro, fino alle spese per asili nido e centri estivi dei figli dei dipendenti. Un ventaglio di prestazioni che riflette l’impostazione della bilateralità artigiana, pensata per intervenire su più fronti dell’attività d’impresa e non solo sull’emergenza energetica del momento.