La sequenza di interruzioni che ha colpito la Campania nelle ultime settimane non è un caso isolato ma un fenomeno strutturale legato alle temperature eccezionali. A Napoli, il blackout a Corso Umberto con circa 300 utenze rimaste senza luce è stato provocato dalla prolungata esposizione alle alte temperature, che ha messo sotto stress la rete elettrica.
Nell’area nord del capoluogo un’altra interruzione ha lasciato senza energia migliaia di famiglie tra Afragola, Casoria, Frattaminore e Arzano, mentre un doppio guasto ai cavi di media tensione nella zona del Parco Elena, tra Chiaia e Vomero, ha coinvolto circa duemila utenze. Il buio ha raggiunto persino Borgo Santa Lucia e Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, e il caldo ha mandato in tilt anche la cabina elettrica della Circumvesuviana a Porta Nolana, con la sospensione della circolazione su tutte le linee.
Il meccanismo è ormai chiaro: il caldo anomalo da un lato surriscalda i cavi attraverso cui passa l’energia e dall’altro spinge all’uso intensivo dei condizionatori, generando una tempesta perfetta di domanda record e infrastruttura in sofferenza. Non a caso il Prefetto di Napoli ha convocato il centro coordinamento soccorsi con i sindaci dei comuni più colpiti, da Ischia a Giugliano, Villaricca e Melito.
Cosa si può fare davvero per ridurre la pressione sulla rete
La risposta dei gestori è già in campo: E-Distribuzione ha avviato per il periodo 2025-2028 un piano di investimenti da 2,8 miliardi di euro per potenziare la tenuta della rete alle ondate di calore, e per l’estate 2026 ha predisposto a Napoli una flotta di tir con power station, gruppi elettrogeni e squadre di tecnici. Ma anche i comportamenti individuali contano.

Le autorità raccomandano di limitare i consumi non essenziali nelle ore di punta, indicativamente tra mezzogiorno e le prime ore serali: impostare il condizionatore a 26-27 gradi anziché a temperature da frigorifero, spostare lavatrice, lavastoviglie e ricariche in orario notturno, chiudere tapparelle e persiane nelle ore più assolate per ridurre il fabbisogno di raffrescamento. Sono gesti minimi che, moltiplicati per centinaia di migliaia di utenze, possono fare la differenza tra una rete sotto stress e una rete al collasso.
Rimborsi: quando scattano e quanto valgono
Sul fronte delle tutele, la buona notizia è che l’indennizzo è automatico e non richiede alcuna domanda. Per le utenze domestiche dei Comuni con più di 5.000 abitanti il rimborso scatta dopo 8 ore consecutive di interruzione, mentre nei Comuni più piccoli la soglia sale a 12 ore. L’importo base è di 34,50 euro, con 17,25 euro in più ogni 4 ore aggiuntive, fino a un massimo calcolato su 240 ore complessive. Un dettaglio importante riguarda i micro-ripristini: se la corrente torna ma si interrompe di nuovo entro 60 minuti, le due interruzioni si sommano e vengono conteggiate come un unico evento, impedendo al distributore di “spezzare” artificialmente un blackout lungo.
L’accredito avviene direttamente in bolletta entro il 30 giugno dell’anno successivo; solo se non arriva entro quella data è necessario presentare un reclamo formale. Discorso diverso per i danni concreti: il cibo guastato nel frigorifero o gli elettrodomestici danneggiati non rientrano nell’indennizzo automatico e vanno documentati con fotografie e prove d’acquisto, inviando reclamo al distributore.
In caso di mancata risposta si può attivare la conciliazione gratuita tramite lo Sportello del Consumatore ARERA, raggiungibile anche al numero verde 800.166.654. Con il picco di caldo previsto ancora nei prossimi giorni, conviene annotare data e ora esatta di ogni interruzione: saranno quei dati a determinare se e quanto verrà riconosciuto in bolletta.