Sotto il Rione Sanità, a pochi passi dal caos di Capodimonte, si apre uno dei patrimoni sotterranei più imponenti del Mediterraneo: le catacombe di Napoli. Un intreccio di gallerie scavate nel tufo che custodiscono duemila anni di storia della città, dalla Neapolis greco-romana fino alle prime comunità cristiane, e che negli ultimi due decenni sono tornate a essere una delle mete più visitate del centro storico.
Le più grandi e conosciute sono le Catacombe di San Gennaro, considerate il più esteso complesso ipogeo dell’Italia meridionale, con circa 5.800 metri quadrati distribuiti su due livelli e oltre duemila sepolture. Il nucleo originario risale al II secolo d.C., quando una nobile famiglia romana fece scavare qui il proprio sepolcro; la comunità cristiana ne ereditò gli spazi ampliandoli progressivamente, fino a quando, tra il 413 e il 431, vi furono traslate le reliquie di San Gennaro.
Catacombe di Napoli: la storia della città
Da quel momento il cimitero divenne meta di pellegrinaggio e sepoltura ambita, assumendo il nome che porta ancora oggi. Il livello superiore ospita la Cripta dei Vescovi, con gli affreschi più antichi che risalgono alla fine del II secolo, mentre la basilica maior, ampliata proprio per accogliere il culto del patrono, resta tuttora consacrata e utilizzata per celebrazioni liturgiche.

Poco distante, sotto la basilica di Santa Maria della Sanità, si trovano le Catacombe di San Gaudioso, il secondo cimitero paleocristiano più importante della città, nato tra il IV e il V secolo attorno alla tomba del vescovo africano da cui prendono il nome. È qui che, a partire dal Seicento, si sviluppò uno dei rituali funebri più singolari e discussi della tradizione napoletana: la scolatura.
Nobili ed ecclesiastici venivano posti su nicchie scavate nel tufo, chiamate popolarmente “cantarelle” o “scolatoi”, dove i corpi si liberavano dei liquidi cadaverici prima che le ossa fossero lavate e ricomposte. Il compito, affidato a figure specializzate note come schiattamuorti — termine che nel dialetto napoletano è rimasto sinonimo di becchino — avveniva in condizioni igieniche durissime. Al termine del processo, il teschio del defunto veniva murato a vista nella parete dell’ambulacro, mentre il resto del corpo era affrescato con gli abiti e gli strumenti del mestiere praticato in vita, a testimonianza del suo status sociale.
Gli affreschi che ancora oggi rivestono le pareti di San Gaudioso furono realizzati da Giovanni Balducci, pittore che rinunciò al proprio compenso pur di ottenere in cambio una sepoltura tra gli aristocratici del luogo. Fu proprio passeggiando tra questi corpi affrescati, secondo la tradizione, che Antonio de Curtis — in arte Totò, napoletano di nascita e cresciuto a pochi passi da qui — trovò l’ispirazione per la sua poesia più celebre, “‘A Livella”, il dialogo immaginario tra un marchese e uno spazzino che si scoprono, da morti, perfettamente uguali.
Non meno suggestive, seppur meno estese, sono le Catacombe di San Severo, legate alla memoria dell’omonimo vescovo e oggi ridotte a un piccolo nucleo visitabile, inserite comunque negli itinerari che attraversano il sottosuolo del Rione Sanità.
Quello che rende oggi possibile visitare questi luoghi non è scontato. Fino ai primi anni Duemila le catacombe versavano in stato di abbandono, dopo secoli di saccheggi e degrado seguiti alla loro chiusura in epoca ducale. La svolta arriva con don Antonio Loffredo, parroco della Sanità, che insieme a un gruppo di giovani del quartiere fonda la cooperativa “La Paranza”, poi confluita nella Fondazione San Gennaro: un progetto di rigenerazione che ha restituito le catacombe alla città trasformandole, allo stesso tempo, in un’opportunità di lavoro e riscatto per un rione tra i più complessi di Napoli.
Il modello, oggi studiato anche fuori dai confini campani, ha permesso di finanziare restauri, illuminazione a LED per preservare gli affreschi senza esporli a radiazioni dannose, e persino percorsi tattili per visitatori non vedenti, realizzati in collaborazione con l’Università Suor Orsola Benincasa.
Oggi le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso si visitano con un unico biglietto valido dodici mesi, con ingressi guidati a cadenza oraria; la temperatura nel sottosuolo si mantiene tra i 15 e i 22 gradi, un dettaglio che chi organizza la visita consiglia di non sottovalutare, specie nei mesi più caldi. Restano, sotto le strade della Sanità, un punto di osservazione insolito sulla città: quello di una Napoli che continua a costruirsi sopra sé stessa, strato dopo strato, senza mai davvero perdere il contatto con ciò che sta sotto.