Con l’Ordinanza n. 80/2026, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale ha disposto l’interdizione temporanea delle porzioni sabbiose delle aree demaniali marittime a nord della colmata di Bagnoli, tratto che comprende la spiaggia libera e il Lido Comunale “Marina di Bagnoli”. Il provvedimento vieta con decorrenza immediata l’accesso, l’elioterapia e qualsiasi attività a contatto diretto con la sabbia o il terreno, nell’area compresa tra il pontile nord e la concessione Cioffi Sergio, fino al completo ripristino delle condizioni di salubrità ambientale e sanitaria.
A motivare la chiusura sono le rilevazioni dell’ARPAC, che hanno evidenziato il superamento dei parametri microbiologici nel suolo, giudicando non sufficienti gli interventi di manutenzione finora svolti dai concessionari. L’ordinanza sottolinea la necessità di individuare la fonte dell’inquinamento: per lunedì è stato convocato un tavolo tecnico presso il commissario straordinario di Bagnoli, con la partecipazione di ARPAC e ASL, per valutare le possibili soluzioni.
Sabbia inquinata a Bagnoli: cosa è emerso
Non è la prima volta quest’anno. Le stesse aree erano già state interdette il 22 maggio, per essere riaperte solo a fine giugno dopo lavori di manutenzione e ulteriori verifiche. La nuova chiusura arriva quindi a meno di un mese dalla riapertura, nel pieno della stagione estiva, privando cittadini e famiglie di uno dei pochi tratti di costa pubblica ancora fruibili in città. Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di una situazione “inaccettabile”, sottolineando come cittadini e turisti si trovino a subire per la seconda volta in pochi mesi la chiusura improvvisa di una delle rare aree di costa pubblica della città.

Il problema, del resto, affonda le radici in una storia lunga oltre trent’anni. L‘area fu per decenni sede dell’Italsider, il più grande stabilimento siderurgico del Mezzogiorno: l’ultima colata dell’altoforno risale al 20 ottobre 1989, con la dismissione definitiva nel 1992. La fabbrica ha lasciato in eredità suoli contaminati da idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti e amianto, oltre alla colmata a mare — una piattaforma artificiale realizzata negli anni Sessanta con scorie d’altoforno per ampliare l’area industriale, oggi ancora al centro del contenzioso su come intervenire. L’intera area è classificata come Sito di Interesse Nazionale (SIN) proprio per la gravità della contaminazione di suoli e sedimenti marini.
Il nodo più controverso resta il destino della colmata: rimuoverla integralmente costerebbe, secondo le stime, circa 650 milioni di euro, mentre sigillarla con un capping (una copertura che isoli gli inquinanti senza rimuoverli) permetterebbe di risparmiarne circa 280, oltre a evitare la movimentazione su camion di oltre un milione di metri cubi di materiale attraverso la città. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che riveste anche il ruolo di commissario straordinario di governo per il SIN di Bagnoli, ha optato per questa seconda strada, giudicata tecnicamente fattibile dai tecnici di Invitalia incaricati dello studio preliminare.
Proprio le lavorazioni in corso, accelerate in vista della 38ª edizione dell’America’s Cup, sono al centro delle critiche di attivisti e comitati locali, secondo cui i dragaggi necessari a garantire la profondità dei fondali alle imbarcazioni verrebbero condotti senza un monitoraggio adeguato e senza l’uso di benne sigillate, con il rischio concreto di disperdere nel mare i contaminanti rimossi dai sedimenti invece di isolarli. Un’ipotesi che, se confermata, offrirebbe una possibile chiave di lettura anche per le ripetute interdizioni della sabbia registrate nel corso dell’anno.
Il paradosso di Bagnoli resta quindi lo stesso da anni: una delle poche coste pubbliche di Napoli, storicamente meta balneare prima dell’arrivo dell’industria pesante, continua a essere off-limits o utilizzabile solo a fini elioterapici, mentre attorno ad essa procedono cantieri, promesse di riqualificazione e miliardi di euro di fondi pubblici stanziati nel tempo, a fronte di risultati concreti ancora largamente insufficienti agli occhi di residenti e comitati ambientalisti.