A Napoli c’è un posto che sfama 700 persone al giorno da quasi 40 anni: la storia della Mensa del Carmine

30 Luglio 2026

Ci sono luoghi a Napoli capaci di raccontare, meglio di qualsiasi statistica, cosa significhi davvero prendersi cura di chi ha perso tutto: la Mensa del Carmine, nel cuore della città, è uno di questi.

La storia della Mensa del Carmine comincia nel 1986, quando la struttura apre per la prima volta le porte con l’obiettivo di offrire un pasto caldo a chi viveva ai margini della città. Intitolata a Padre Elia Alleva, la mensa ha sede all’interno della Basilica del Santuario del Carmine Maggiore, uno dei luoghi simbolo della devozione popolare napoletana.

Quel primo giorno si presentarono appena dodici persone in stato di indigenza: un numero che, quasi quarant’anni dopo, è cresciuto a dismisura, fino a rendere la mensa uno dei punti di riferimento più importanti per l’assistenza ai bisognosi in tutta la città.

Oggi la struttura arriva a servire tra i 300 e i 700 pasti al giorno, un flusso costante che richiede un’organizzazione capillare e una macchina di volontariato capace di funzionare con la puntualità di una cucina professionale. A guidare l’attività è Padre Francesco Sorrentino, figura centrale della mensa non solo come coordinatore ma come presenza attiva in ogni fase del lavoro quotidiano: lo si trova spesso a mescolare personalmente la salsa di pomodoro insieme ai volontari, alternando battute, consigli pratici e parole di conforto spirituale nel pieno del suo ministero sacerdotale.

Mensa del Carmine a Napoli: un aiuto costante per i bisognosi

Il cuore pulsante della mensa resta però il gruppo di volontari che ogni giorno si presenta fin dalle prime ore del mattino. La giornata comincia alle 8:30 con un caffè condiviso, qualche chiacchiera e un clima disteso che, secondo chi vi lavora, rende tutto il resto più semplice da affrontare. Tra i volontari ci sono anche chef professionisti, che garantiscono la qualità e la genuinità dei pasti preparati ogni giorno, e le pulizie vengono svolte senza che nessuno debba impartire ordini, in un’organizzazione spontanea che rispecchia lo spirito più autentico del volontariato, dove nessuno comanda e tutti si aiutano a vicenda.

Mensa del Carmine a Napoli: un aiuto costante per i bisognosi-campaniatalk.it

Un dato che racconta bene il valore sociale di questa esperienza riguarda la composizione stessa del gruppo di volontari: circa il 30% è costituito da persone che stanno scontando un debito con la giustizia attraverso lavori socialmente utili. Per molti di loro, l’esperienza alla mensa si trasforma in un’occasione di cambiamento personale profondo, un modo per restituire qualcosa alla comunità mentre si riscopre il valore del prendersi cura degli altri.

Il momento più difficile nella storia recente della mensa è arrivato con la pandemia da Covid-19, quando il numero di persone in difficoltà è aumentato in modo repentino, complice l’ondata di licenziamenti e casse integrazione che ha colpito famiglie fino a quel momento autosufficienti. In quel periodo, con l’aiuto di dispositivi di protezione individuale e di un numero crescente di volontari disposti a sfidare il rischio di contagio, la mensa è arrivata a distribuire fino a 1.200 pasti al giorno, un’impennata resa possibile dalle donazioni generose di privati cittadini, associazioni Onlus e dal sostegno della Caritas Diocesana, che ha affiancato la struttura in uno dei momenti più delicati della sua storia.

L’attività della Mensa del Carmine, del resto, non si è mai limitata alla sola distribuzione di cibo. Ispirandosi al versetto biblico “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”, negli anni la struttura ha ampliato progressivamente i propri servizi: una volta alla settimana vengono messe a disposizione delle docce per i senzatetto, mentre una volta al mese alcuni parrucchieri professionisti offrono gratuitamente il proprio servizio di taglio capelli. È stato inoltre istituito uno sportello di prima accoglienza con personale in grado di comunicare in arabo e nei principali dialetti francofoni, pensato per rispondere alle esigenze dei rifugiati che sempre più spesso si rivolgono alla mensa in cerca di aiuto.

Un’attenzione particolare è riservata alle donne immigrate, per le quali un punto di riferimento fondamentale è rappresentato dal C.A.D.I., il Centro di Ascolto Donna Immigrata della Caritas Diocesana. Il centro accoglie e ascolta le storie di donne che spesso affrontano percorsi di grande sofferenza, offrendo supporto concreto affinché non finiscano nelle mani di chi, senza scrupoli, tenta di sfruttarle attraverso circuiti di sfruttamento e tratta.

In oltre trent’anni di attività, la Mensa del Carmine è diventata un modello capace di ispirare la nascita di numerose altre realtà di volontariato in città, da Posillipo al Vomero, da Chiaia ai Quartieri Spagnoli. Sono soprattutto le parrocchie di quartiere, in particolare nel periodo che precede il Natale, a mobilitarsi con raccolte di donazioni e gruppi organizzati di volontari, portando un po’ di calore e conforto a chi, per una ragione o l’altra, ha perso tutto o non ha mai avuto la possibilità di costruirsi una vita stabile.

Ascoltare le storie di chi vive quotidianamente la fragilità e la povertà resta, secondo chi frequenta la mensa da anni, uno degli insegnamenti più profondi che si possano ricevere sul senso autentico delle priorità della vita. Le porte della Mensa del Carmine restano aperte ogni giorno, tanto per chi ha bisogno di varcarle in cerca di aiuto quanto per chi desidera offrire il proprio tempo e le proprie mani a un progetto che, da quasi quarant’anni, continua a crescere senza mai perdere la propria dimensione più umana.

PER SOSTENERE L’OPERA DELLA MENSA DEL CARMINE TUTTE LE INFORMAZIONI:

MONTE DEI PASCHI DI SIENA
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ASSOCIAZIONE PADRE ELIA ALLEVA O.CARM ODV

Accettano anche generi alimentari, sulla pagina Facebook ci sono anche richieste specifiche in base ai periodi di forte affluenza

Per informazioni: mensadelcarmine@gmail.com

La sede è in Via Marina 116 / 0815635785

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