Scaricare una spesa dalle tasse significa sottrarre una percentuale del suo importo dall’imposta lorda dovuta: un meccanismo che riguarda chiunque produca un reddito superiore alla soglia della no tax area, fissata a 8.500 euro per dipendenti e pensionati e a 5.500 euro per professionisti e lavoratori autonomi. Poiché l’Irpef si calcola sul reddito complessivo secondo aliquote progressive, portare in detrazione alcune voci di spesa può tradursi in un risparmio concreto sull’imposta finale.
Tra le spese estive più comuni per le famiglie con bambini tra i 3 e i 13 anni c’è proprio il centro estivo, spesso l’unica alternativa alla babysitter quando le lezioni finiscono e i nonni non possono occuparsi dei nipoti. Un servizio che unisce sorveglianza e attività ludico-ricreative, ma il cui costo varia sensibilmente in base al tipo di struttura e alle proposte offerte.
La regola generale
La risposta alla domanda più diffusa tra i genitori è, nella maggior parte dei casi, negativa: il centro estivo, in quanto tale, non rientra tra le spese detraibili in dichiarazione dei redditi. Sono agevolabili le spese scolastiche e di istruzione, comprensive di pre e post scuola e assistenza mensa, così come le spese sportive dei figli minorenni e quelle mediche, ma il centro estivo tradizionale, ad esempio quello organizzato da un Comune o da un ente locale, resta fuori da queste categorie.

L’eccezione delle associazioni sportive
Esiste tuttavia un caso in cui parte della spesa può essere recuperata: quando il centro estivo è organizzato da un’associazione sportiva dilettantistica e la ricevuta viene rilasciata come spesa per attività sportiva dei figli. In questa circostanza è possibile portare in detrazione fino a 210 euro per ogni figlio, con un risparmio Irpef pari a 39,90 euro, calcolato applicando l’aliquota del 19% prevista per le spese sportive dei minori.
La differenza tra le due situazioni si può cogliere con un confronto: una famiglia che iscrive la figlia a un centro estivo comunale in biblioteca, pagando 40 euro a settimana per un totale di 320 euro nell’arco dell’estate, non potrà portare nulla in detrazione. Chi invece iscrive il figlio a un centro estivo organizzato in piscina da un’associazione sportiva, con una spesa di 60 euro a settimana e un totale di 480 euro, potrà scaricare fino a 210 euro, risparmiando quasi 40 euro sull’imposta dovuta.
Per ottenere il beneficio fiscale il pagamento deve avvenire obbligatoriamente con strumenti tracciabili, come bonifico o carta di credito: i pagamenti in contanti fanno perdere automaticamente il diritto alla detrazione. La ricevuta, inoltre, deve essere intestata al genitore oppure al figlio a carico.
Va infine ricordato un altro paletto spesso trascurato: la detrazione del 19% per le spese sportive dei figli a carico spetta soltanto per i ragazzi con un’età compresa tra i 5 e i 18 anni. Anche se molti centri estivi sportivi accolgono bambini a partire dai 3 anni, il beneficio fiscale resta quindi riservato a chi, nel corso dell’anno d’imposta, ha già compiuto il quinto compleanno.