L’appuntamento è fissato per l’ultimo fine settimana di ottobre. Il cambio dell’ora è previsto nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre: alle 3:00 del mattino le lancette torneranno indietro di un’ora, segnando di fatto le 2:00. La data non è casuale, perché le regole europee prevedono ancora oggi il passaggio all’ora legale l’ultima domenica di marzo e il ritorno all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.
Per la maggior parte delle persone non servirà fare nulla. Smartphone, computer e dispositivi moderni si aggiornano in automatico, mentre orologi più datati e vecchi strumenti andranno regolati a mano. Vale la pena dare un’occhiata, in particolare, al forno, al cruscotto dell’auto e ai termostati programmabili, che spesso restano indietro per settimane senza che nessuno se ne accorga.
L’effetto più immediato è la sensazione di un risveglio più luminoso, a cui fa da contraltare il buio che arriva già nel tardo pomeriggio. L’ora solare resterà in vigore per tutto l’autunno e l’inverno, e per il 2027 il ritorno all’ora legale dovrebbe scattare domenica 28 marzo.
Quanto ci ha fatto risparmiare l’ora legale
Il motivo principale per cui l’Italia mantiene il doppio orario resta il risparmio energetico. Per il 2026, Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, aveva stimato un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, con un risparmio economico di circa 80 milioni di euro: un quantitativo che equivale al fabbisogno medio annuo di 115 mila famiglie. Il dato definitivo arriverà come di consueto a cambio avvenuto. Per avere un termine di paragone, nei sette mesi di ora legale del 2025 il sistema elettrico italiano aveva risparmiato 310 milioni di kWh. Allargando lo sguardo, dal 2004 al 2025 il minor consumo complessivo attribuibile all’ora legale ha superato i 12 miliardi di kWh, per circa 2,3 miliardi di euro.

Non tutti, però, considerano quei numeri incontestabili. C’è chi fa notare che, divisi per abitante, si tratta di poco più di un euro all’anno, e che le stime di Terna non sono mai state accompagnate da una metodologia di calcolo dettagliata.
Il tema è tornato con forza alla ribalta negli ultimi mesi. Nel novembre 2025 Sima, Consumerismo No profit e il deputato Andrea Barabotti hanno presentato alla Camera una proposta di indagine conoscitiva corredata da 352mila firme, e l’11 marzo 2026 la Commissione Attività Produttive ha approvato l’avvio dell’indagine, con scadenza al 30 giugno. Secondo i promotori, mantenere l’ora legale per tutto l’anno potrebbe far risparmiare 720 milioni di kWh e circa 180 milioni di euro all’anno.
C’è però anche un rovescio della medaglia. Con l’ora legale permanente, d’inverno l’alba nelle regioni del Nord slitterebbe ben oltre le 9 del mattino. E sul piano politico le cose si sono fermate.
Anche in Europa la partita è ferma da anni. Alla consultazione pubblica lanciata nel 2018 dalla Commissione Europea parteciparono 4,6 milioni di cittadini, e l’84% si disse favorevole ad abolire il cambio dell’ora. Nel 2019 il Parlamento europeo approvò una proposta per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora legale o solare permanente, ma il percorso si è poi bloccato tra pandemia e divergenze tra i Paesi membri. Il rischio, d’altra parte, è quello di un’Europa a orari sparsi, con Paesi confinanti che vivono a un’ora di distanza l’uno dall’altro. Nel frattempo, in Italia si continua a spostare le lancette come accade dal 1966, anno in cui il cambio dell’ora è stato introdotto in modo sistematico.