A Napoli il primo museo sommerso: Demersa Parthenope

27 Luglio 2026

Il mare di Napoli custodisce da sempre storie e leggende legate alle sue origini, e ora si prepara ad accoglierne una nuova, questa volta scritta con il bronzo e l'alluminio. Al largo di Castel dell'Ovo prende forma un progetto che promette di cambiare il modo di guardare al golfo.

Al largo di Castel dell’Ovo prende forma Demersa Parthenope, il primo museo sommerso della città. Tra i 28 e i 35 metri di profondità saranno adagiate oltre dieci sculture in bronzo e alluminio realizzate dall’artista Domenico Sepe, disposte lungo un percorso pensato per essere esplorato direttamente sul fondale marino. Non si tratta di una semplice esposizione subacquea, ma di un progetto destinato a evolversi nel tempo, in un dialogo continuo tra intervento artistico e ambiente naturale.

L’idea alla base dell’opera è che il mare stesso diventi coautore delle sculture. Acqua, sale, correnti e organismi marini agiranno lentamente sulle superfici metalliche, modificandole in modo imprevedibile: ogni scultura, in questo senso, viene realizzata due volte, prima dalla mano dell’artista e poi dalla lenta azione della natura, che nei mesi e negli anni successivi la trasformerà con incrostazioni, cromie e stratificazioni proprie del fondale.

Il museo sommerso di Napoli

Al centro del progetto c’è la figura di Parthenope, la sirena che la tradizione greca lega direttamente alla nascita di Napoli. Secondo il mito, respinta da Ulisse, si lasciò morire tra le onde del golfo e il suo corpo fu portato dalla corrente fino all’isolotto di Megaride, lo stesso su cui oggi sorge Castel dell’Ovo: proprio in quel punto sarebbe nato il primo nucleo abitativo della città. Domenico Sepe riprende questa figura e la reinterpreta in chiave contemporanea, allontanandosi dalle rappresentazioni tradizionali della sirena per costruire forme sospese tra umano e simbolico.

Il museo sommerso di Napoli-campaniatalk.it

Uno degli aspetti che distingue il progetto è la sua accessibilità, pensata per non escludere chi non può o non vuole immergersi. Oltre alle immersioni guidate riservate ai subacquei, sarà possibile esplorare il museo tramite veicoli ROV in grado di trasmettere immagini in diretta dal fondale, e attraverso percorsi virtuali pensati appositamente per scuole, musei e istituzioni. Una scelta che allarga il pubblico potenziale ben oltre la comunità di chi pratica immersioni, includendo studenti e visitatori che potranno seguire l’evoluzione delle opere nel tempo anche da terra.

Demersa Parthenope nasce dalla collaborazione con Megaride Cantine Sommerse, realtà che a Napoli lavora già da tempo sul rapporto tra mare e valorizzazione culturale del territorio. Il progetto si inserisce in un filone più ampio di iniziative che negli ultimi anni stanno guardando ai fondali del golfo non solo come patrimonio naturalistico da tutelare, ma anche come spazio da restituire alla città in chiave artistica e didattica, aprendo la strada a un turismo subacqueo che a Napoli è ancora in gran parte da costruire.

Condividi:

 

Lascia un commento