Campi Flegrei, la scossa più forte da 40 anni: cosa sta succedendo davvero sotto Pozzuoli

1 Agosto 2026

I Campi Flegrei sono una delle aree vulcaniche più sorvegliate al mondo, e da anni convivono con un fenomeno lento e discontinuo che periodicamente torna a far parlare di sé.

Quando la terra si muove in modo più intenso del solito, la domanda che si pone chi vive nella zona è sempre la stessa: cosa significa, davvero, per il territorio e per chi lo abita.

Alle 19:46 di venerdì 31 luglio 2026 l’INGV ha registrato, nell’area dei Campi Flegrei, un terremoto di magnitudo Md 4.7, con epicentro tra Pozzuoli e Quarto e ipocentro a circa 3 chilometri di profondità. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Vesuviano, si tratta della scossa più forte mai strumentalmente registrata in quest’area, superiore anche a quella di magnitudo 4.6 del 30 giugno 2025. La mappa di scuotimento calcolata da INGV e Dipartimento della Protezione Civile ha stimato livelli fino al VII grado della scala MCS, con l’evento avvertito distintamente in tutta Napoli, a Ischia e sulla penisola sorrentina.

Cosa è accaduto e cosa aspettarsi per i prossimi tempi

Sul territorio le conseguenze si sono fatte sentire soprattutto a Pozzuoli, dove è crollata parte della facciata di una palazzina in via Pergolesi e si sono verificati distacchi di cornicioni e intonaci tra il centro cittadino e Bagnoli. I Vigili del Fuoco hanno disposto lo sgombero precauzionale di un edificio in via Traversa Virgilio, che ospitava diciotto nuclei familiari, dopo aver riscontrato lesioni strutturali. Il bilancio parla di oltre venti feriti, due dei quali in codice rosso.

Cosa è accaduto e cosa aspettarsi per i prossimi tempi-campaniatalk.it

Molti residenti della zona flegrea, e in particolare del quartiere Agnano, hanno scelto di trascorrere la notte fuori casa, in strada o nelle aree di accoglienza allestite dalla Protezione Civile, tra cui il palazzetto Palatrincone di Pozzuoli con 185 posti letto. Sospesa per verifiche tecniche anche la circolazione ferroviaria nel nodo di Napoli, Alta Velocità compresa, e chiuso temporaneamente il porto di Pozzuoli.

Perché la zona è soggetta a episodi di questo tipo

Il legame tra sollevamento del suolo e sismicità è ormai un dato consolidato nelle serie storiche dell’Osservatorio Vesuviano: più il suolo si solleva, più aumenta la probabilità di eventi sismici legati alla fratturazione delle rocce sotto pressione. A questo si aggiungono i parametri geochimici monitorati nelle aree della Solfatara e di Pisciarelli, dove il flusso di anidride carbonica dal suolo resta elevato, pur registrando negli ultimi mesi valori tra i più bassi del periodo recente, e le temperature superficiali rilevate da telerilevamento infrarosso, che restano stabili. Questi indicatori, letti insieme, raccontano di un sistema idrotermale sotto la caldera che continua a scaldarsi e pressurizzarsi lentamente, un quadro che i ricercatori definiscono coerente con l’andamento degli ultimi anni piuttosto che con un cambiamento improvviso.

Non a caso, nonostante l’intensità dell’evento, il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei resta quello giallo, corrispondente alla fase di attenzione, invariato dal 2012. Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, ha spiegato che la scossa di magnitudo 4.7 si inserisce in un quadro già noto ai ricercatori e non modifica lo stato del vulcano, pur ritenendo ragionevole attendersi ulteriori eventi sismici analoghi nelle prossime settimane. Un’indicazione condivisa anche da altri esperti interpellati dalla stampa, secondo cui nuove scosse non sono da escludere, mentre un’evoluzione verso un evento eruttivo viene considerata uno scenario diverso e al momento non supportato dai dati di monitoraggio.

Resta il fatto che i Campi Flegrei non sono un vulcano nel senso tradizionale del termine, con un unico edificio riconoscibile come il Vesuvio, ma un vasto campo vulcanico attivo da oltre 110mila anni, strutturato attorno a una caldera che si estende da Monte di Procida a Posillipo e prosegue sott’acqua nel Golfo di Pozzuoli. L’ultima eruzione, quella che diede origine al cono di Monte Nuovo, risale al 1538, dopo circa tremila anni di quiescenza. Da allora l’area convive con fumarole, acque termali e appunto il bradisismo, fenomeni che ne fanno uno dei laboratori naturali più studiati al mondo e, al tempo stesso, uno dei contesti urbani a più alta densità abitativa a stretto contatto con un vulcano attivo.

Il monitoraggio prosegue senza interruzione da parte dell’INGV, della Protezione Civile e degli enti locali, con verifiche tecniche capillari su edifici pubblici e privati nell’area flegrea per accertare eventuali danni strutturali dopo la sequenza. Per chi segue l’evolversi della situazione, i bollettini settimanali e mensili pubblicati dall’Osservatorio Vesuviano restano la fonte più aggiornata per capire come cambiano, giorno dopo giorno, i parametri di un fenomeno che si misura in millimetri ma che, quando si scarica in superficie, può farsi sentire in tutta la città.

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