Lunedì 28 settembre il Teatro di San Carlo ha aperto le sue porte per il primo incontro di Verso i 300 anni, un format pensato per accompagnare il teatro fino al tricentenario del 2037. L’appuntamento, a ingresso gratuito con prenotazione online, era inizialmente previsto nel Salone degli Specchi. La risposta del pubblico è stata però tale da esaurire i posti in poco tempo, e l’organizzazione ha deciso di spostare tutto nella platea storica.
Il dettaglio non è secondario. Accogliere un pubblico non pagante nella sala principale, per una conversazione e non per uno spettacolo, dice molto sul tipo di rapporto che il San Carlo vuole costruire con la città in questo lungo avvicinamento all’anniversario.
300 anni del Teatro San Carlo
A condurre l’incontro è stato il sovrintendente e direttore artistico Fulvio Macciardi, affiancato dal direttore del Corpo di Ballo Renato Zanella, dal maestro del Coro Fabrizio Cassi e dal segretario artistico Paolo V. Montanari. La formula ha alternato interventi dal vivo e contributi video per illustrare le scelte e le linee guida della stagione 2026/27. Sul palco sono intervenuti anche alcuni interpreti del nuovo cartellone, tra cui il soprano Mariangela Sicilia, Désirée Giove e César Cortés, con Roberto Moreschi al pianoforte, oltre all’étoile Luisa Ieluzzi.

Presentare una stagione è un rito che ogni teatro compie. La differenza, in questo caso, sta nell’orizzonte. Verso i 300 anni è stato concepito come il primo capitolo di un progetto destinato a ripetersi ogni anno fino al 2037, con un nuovo incontro tra il teatro, Napoli e il suo pubblico a ogni stagione. I temi indicati come assi portanti sono quattro: le opere nate per il San Carlo, la riscoperta della tradizione musicale napoletana, il dialogo con gli artisti contemporanei e la vocazione internazionale della fondazione.
Il primo di questi punti ha un peso storico notevole. Tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento il San Carlo fu uno dei centri nevralgici dell’opera europea, e sul suo palcoscenico debuttarono lavori di Rossini e Donizetti, tra cui Lucia di Lammermoor nel 1835. Riportare al centro quel repertorio significa anche riaprire un capitolo della storia musicale italiana che molti spettatori conoscono solo in parte.
Le origini del teatro risalgono al 1737, quando Carlo di Borbone ne volle la costruzione accanto al Palazzo Reale. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre di quell’anno, giorno dell’onomastico del sovrano, con l’Achille in Sciro su libretto di Metastasio. Da allora il San Carlo non ha mai interrotto davvero la propria attività, nemmeno dopo l’incendio del 1816, a cui seguì una ricostruzione rapidissima guidata da Antonio Niccolini. È questo primato a farne il più antico teatro d’opera al mondo ancora attivo, precedente di oltre quarant’anni alla Scala di Milano e alla Fenice di Venezia.
Il legame tra Napoli e il teatro, del resto, va ben oltre la lirica. La città viene spesso indicata come quella con il maggior numero di sale teatrali in Italia, oltre trenta, un patrimonio che comprende la tradizione della commedia, della sceneggiata e della prosa d’autore. In questo panorama il San Carlo occupa un posto particolare, simbolo istituzionale ma anche luogo che, con iniziative come questa, cerca di accorciare la distanza con chi non ne varca abitualmente l’ingresso.
Undici anni sono un tempo lungo per un progetto culturale, e molte cose potranno cambiare lungo il percorso, dalle direzioni artistiche ai cartelloni. Il primo passo, intanto, è stato fatto in una platea piena.