Scaffali vuoti da Napoli a Salerno: il Codacons avverte, «la spesa rischia di costare di più»

20 Ottobre 2026

La protesta dei camion contro il caro gasolio sta svuotando gli scaffali di molti supermercati campani. E dopo le carenze, i consumatori temono che il conto arrivi alla cassa.

Nei punti vendita della provincia di Napoli, del Casertano e del Salernitano i reparti sono sempre più sguarniti. La causa è la protesta degli autotrasportatori, partita nei giorni scorsi in diverse zone del Sud e arrivata in Campania con presidi ai caselli e davanti ai magazzini della grande distribuzione. Il Codacons ora lancia l’allarme: dopo le carenze potrebbero arrivare rincari ingiustificati sulla spesa.

Secondo l’associazione dei consumatori, nelle prossime ore gli scaffali rischiano di restare senza beni essenziali. Il timore più grande però riguarda i prezzi, perché lungo la filiera qualcuno potrebbe approfittare della situazione per alzare i listini al dettaglio. Una prospettiva che il Codacons definisce «incendiaria», dato che si sommerebbe a un’inflazione già alta. L’associazione dice di condividere le ragioni dei camionisti, ma di non voler far pagare il conto alle famiglie: per questo chiede al governo di vigilare su abusi e speculazioni e si dice pronta a rivolgersi alle procure della Repubblica in tutta Italia.

Il Codacons avverte, «la spesa rischia di costare di più»

Le immagini degli scaffali vuoti girano sui social da giorni. Nel Casertano il blocco ha colpito l’area industriale di Carinaro, dove gli autotrasportatori fermano carico e scarico dei generi alimentari nei magazzini di alcune catene. A soffrirne sono soprattutto i prodotti freschi, che arrivano ogni giorno e non possono essere stoccati a lungo. Il deputato di Forza Italia Francesco Maria Rubano ha parlato di una situazione «gravissima», chiedendo alla Prefettura di Caserta di intervenire per garantire le forniture.

Sulle strade il quadro è altrettanto pesante. I camionisti hanno passato la notte al casello di Nola, sulla A30, e i blocchi sono proseguiti ad Avellino Est e alla barriera di Mercato San Severino. Nel Salernitano i presidi hanno interessato la A2 nel Vallo di Diano, da Polla a Padula, e gli svincoli di Eboli, Contursi e Campagna, con mezzi fermi anche a Pontecagnano Faiano. Una rilevazione di Consumerismo segnala banchi vuoti o semivuoti, oltre che in Campania, anche in Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio.

Al centro della protesta c’è il prezzo del gasolio, che per molte piccole aziende di trasporto ha ridotto i margini fino a renderli insostenibili. Le associazioni chiedono di adeguare le tariffe al costo del carburante, sul modello spagnolo, e misure contro i committenti che pagano in ritardo.

Oggi a Milano il ministro Matteo Salvini ha incontrato le sigle del settore in Prefettura. Il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato lo sblocco di circa un miliardo di euro, di cui 480 milioni per le domande di rinnovo del parco mezzi presentate fino ad agosto, con pagamenti a partire da subito. Una nuova finestra per le domande di settembre e ottobre si aprirà nei primi giorni di novembre. Rixi ha ammesso che ci sono «problemi di approvvigionamento per supermercati e ospedali», aggiungendo però che i blocchi «non possono essere consentiti sine die».

In Sicilia il comitato degli autotrasportatori ha deciso di revocare il fermo. In Campania, almeno per ora, i presidi vanno avanti, e il prossimo incontro di verifica con il ministero è fissato per il 27 ottobre. Nel frattempo chi fa la spesa si trova davanti a una doppia incognita: quanto ci vorrà perché gli scaffali tornino pieni, e a quale prezzo.

Perché bastano pochi giorni per svuotare un supermercato

La protesta ha messo in luce quanto la spesa degli italiani dipenda dai camion. Secondo un’analisi di Intesa Sanpaolo su dati 2023, circa l’85% del valore delle merci che l’Italia esporta verso il resto d’Europa viaggia su strada, mentre la ferrovia si ferma al 3%. Anche per la distribuzione interna, la strada resta di gran lunga il canale principale: se i tir si fermano, non c’è un’alternativa pronta.

C’è poi il modo in cui funziona la grande distribuzione. I supermercati lavorano con poco magazzino e riassortimenti continui, soprattutto per i freschi: latte, carne, frutta e verdura arrivano più volte alla settimana, spesso ogni giorno, dalle piattaforme logistiche come quelle di Carinaro. È un sistema efficiente finché i camion girano. Quando si blocca un magazzino centrale, gli effetti si vedono in poche ore su decine di punti vendita, e i primi reparti a svuotarsi sono proprio quelli dei prodotti deperibili.

Le ragioni della protesta stanno tutte nei conti delle aziende di trasporto. A inizio ottobre il gasolio self costava in media circa 2,25 euro al litro, e già ad aprile le associazioni di categoria stimavano che il carburante fosse arrivato a pesare fino al 40% dei costi di un’impresa, contro il 30% di inizio anno. Per un piccolo autotrasportatore, che spesso lavora con tariffe fissate mesi prima, ogni centesimo in più alla pompa si traduce direttamente in un margine più basso.

Cosa può fare chi fa la spesa

Il primo consiglio è anche il più semplice: evitare la corsa agli acquisti. Fare scorta “per sicurezza” svuota gli scaffali ancora più in fretta e crea proprio le condizioni in cui i prezzi possono salire. Per i prodotti freschi conviene comprare il necessario per pochi giorni e preferire, dove possibile, i negozi di prossimità e i mercati rionali, che spesso si riforniscono da produttori locali.

Chi nota un aumento anomalo può segnalarlo. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, il cosiddetto “Mister Prezzi”, raccoglie le segnalazioni attraverso il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Non ha il potere di abbassare i listini, ma può chiedere chiarimenti alle aziende e coinvolgere la Guardia di Finanza. In alternativa ci si può rivolgere alle associazioni dei consumatori, come il Codacons stesso. Per farlo è utile conservare lo scontrino o fotografare il cartellino del prezzo, così da poter confrontare il prima e il dopo.

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