Chi pensasse che le spoglie del vero Dracula riposino da secoli tra i castelli nebbiosi della Transilvania dovrà forse ricredersi. Da oltre un decennio, infatti, un gruppo di studiosi sostiene che il principe Vlad III di Valacchia, detto l’Impalatore, colui che ispirò Bram Stoker nella creazione del celebre romanzo del 1897, possa essere sepolto non nei Carpazi ma nel cuore del centro storico di Napoli, all’interno del complesso monumentale di Santa Maria la Nova.
L’ipotesi nasce nel 2014, quando un gruppo di ricercatori italiani, supportati da accademici dell’Università di Tallinn, individuò all’interno del Chiostro minore di San Giacomo della Marca una tomba quattrocentesca appartenente alla famiglia Ferrillo, decorata con simboli araldici piuttosto insoliti per un sepolcro napoletano: un drago, riconducibile all’Ordine del Drago di cui lo stesso Vlad faceva parte, e alcune figure di ispirazione egizia, potenzialmente legate al culto dell’aldilà.
Non a caso, il soprannome originario di Vlad, Dracul, significava proprio “figlio del drago”, un’appartenenza che il principe portò sempre con sé come marchio distintivo della propria casata.
Dracula ha vissuto a Napoli?
Secondo la teoria più accreditata, Vlad III non sarebbe morto in battaglia nel 1476, come tramandato dalla storiografia ufficiale, ma sarebbe stato catturato dai turchi e successivamente liberato grazie all’intervento della figlia, Maria Balsa (figura sulla cui reale esistenza gli storici restano peraltro divisi).

Rifugiatosi in Italia per sfuggire alle persecuzioni, il principe avrebbe trascorso gli ultimi anni della propria vita a Napoli, dove alla sua morte sarebbe stato sepolto nella tomba appartenente a Matteo Ferrillo, suocero della figlia, nella cappella Turbolo. Un legame familiare che, secondo i sostenitori della teoria, giustificherebbe la presenza delle sue spoglie tanto lontano dalla Valacchia natia.
Un ulteriore indizio a sostegno dell’ipotesi arriva da uno stemma inciso sulla tomba napoletana: due delfini accoppiati, simbolo della regione della Dobruja, area della Romania confinante con la Valacchia dove lo stesso Vlad Tepes ottenne un’importante vittoria contro gli Ottomani. Lo stemma avrebbe quindi una probabile valenza celebrativa proprio di quella battaglia, rafforzata dalla presenza, nella parte superiore del sepolcro, della figura di un guerriero recante il simbolo dell’Ordine del Dragone.
Il capitolo più recente della vicenda riguarda un’iscrizione funeraria cinquecentesca incisa dietro la lapide nobiliare della tomba, rimasta indecifrata per secoli. A darne notizia è stato il quotidiano Il Mattino, riportando i risultati di una lunga indagine storico-epigrafica condotta da Giuseppe Reale, direttore del complesso monumentale di Santa Maria la Nova e presidente dell’associazione “Sacra Napoli”, insieme a un team internazionale di studiosi.
La traduzione dell’epigrafe recita: “A colui che è stato ucciso due volte dai suoi nemici e fu onorato come un martire, il sovrano dei Valacchi, Vlad il Pio, che se ne è andato in pace, lodando sempre Dio, nel luogo dove è sepolto”, un vero e proprio elogio funebre che, secondo gli studiosi coinvolti, rafforzerebbe in modo significativo la teoria della sepoltura napoletana.
Va detto, per completezza, che l’incertezza storica attorno alla morte di Vlad III resta comunque ampia: non esistono documenti ufficiali che ne attestino con certezza la scomparsa, fatta risalire tra dicembre 1476 e i primi giorni di gennaio 1477, a pochi mesi dall’inizio del suo terzo e ultimo regno di Valacchia, e non è mai stata individuata una tomba universalmente riconosciuta come definitiva dagli storici. È proprio questo vuoto documentale ad aver alimentato, nel tempo, molteplici teorie alternative, di cui quella napoletana resta oggi una delle più suggestive e discusse.
Se la teoria dovesse trovare ulteriori conferme, il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova potrebbe trasformarsi in una meta di richiamo internazionale per gli appassionati del mito di Dracula, capace di affiancarsi, se non addirittura sostituire, il Castello di Bran in Romania, da sempre associato al conte più celebre della letteratura gotica pur non avendo mai avuto, secondo gli storici, un legame diretto con la reale dimora di Vlad III. Un mistero che continua ad alimentare il fascino oscuro di uno dei personaggi storici più controversi d’Europa, e che questa volta porta dritto nel cuore di Napoli.