Sui Campi Flegrei, area tra le più monitorate d’Italia, a rispondere sono gli enti scientifici e le autorità di protezione civile, con dati aggiornati quasi in tempo reale.
A distanza di ore dal terremoto di magnitudo 4.7 registrato tra Pozzuoli e Quarto, il Cnr è intervenuto per fare chiarezza sui possibili sviluppi. Andrea Billi, dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr, ha spiegato che lo sciame sismico potrebbe proseguire nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma che al momento non è possibile stabilire con certezza quanto durerà, quante scosse si verificheranno o quale intensità potranno raggiungere. Un punto, in particolare, è stato messo in evidenza dall’esperto: non è possibile escludere in modo assoluto che l’attuale record di magnitudo venga superato.
Billi ha comunque tenuto a precisare che un singolo terremoto, per quanto intenso, non indica di per sé l’imminenza di un’eruzione vulcanica. Il livello ufficiale di allerta resta giallo, e l’invito dell’esperto è quello di attenersi alle comunicazioni della Protezione Civile e degli enti preposti al monitoraggio, senza cedere ad allarmismi che i dati attuali non giustificano.
Campi Flegrei: cosa bisogna aspettarsi
Per inquadrare la portata dell’evento, il ricercatore ha offerto un confronto storico utile: la ridotta profondità dell’ipocentro, a circa 3 chilometri, ha amplificato il risentimento della scossa in superficie, avvertita non solo nell’area flegrea e a Napoli ma anche a Ischia e sulla penisola sorrentina. Sulla base dei dati disponibili, quella del 31 luglio risulta la scossa di maggiore magnitudo strumentale registrata ai Campi Flegrei durante l’attuale crisi bradisismica, quindi negli ultimi decenni.

Nella precedente crisi del 1982-1984, invece, gli eventi più energetici, quelli del 4 ottobre 1983 e del 14 marzo 1984, si fermarono entrambi a una magnitudo di 4.01: un dato che colloca l’evento di venerdì come il più forte mai misurato strumentalmente nell’area.
Sul piano dei meccanismi fisici, Billi ha ricordato che dopo circa vent’anni di subsidenza, dal 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento del suolo, tuttora in corso, in cui si inserisce anche il terremoto del 31 luglio. Le crisi bradisismiche del 1970-1972 e del 1982-1984 avevano già prodotto, nel complesso, un sollevamento massimo di circa 3,5 metri nell’area di Pozzuoli, accompagnato da migliaia di terremoti, alcuni dei quali causarono danni: anche in quei periodi, tuttavia, non venne mai superata l’attuale magnitudo di 4.7 ±0.3.
Le cause del sollevamento, spiega l’esperto, sono legate a variazioni di pressione e temperatura nel sottosuolo, all’interno di un sistema vulcanico e idrotermale complesso, e possono riflettere la migrazione e l’accumulo di acqua, vapore, anidride carbonica e altri gas, con possibili contributi magmatici profondi. Quando le sollecitazioni superano la resistenza delle rocce, queste si fratturano e l’energia liberata si propaga sotto forma di onde sismiche.
Sul fronte istituzionale, il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci ha confermato che lo sciame sismico è ancora in corso, come riferito dai vulcanologi, e non ha escluso il verificarsi di ulteriori eventi con magnitudo superiore a 3. Il ministro ha aggiornato anche il quadro dei danni e degli sgomberi: risultano dichiarati inagibili otto edifici e cinque attività commerciali, mentre sono 130 i nuclei familiari sgomberati, pari a circa 290 persone, molte delle quali hanno trovato accoglienza nelle aree attrezzate dai Comuni di Napoli e Pozzuoli. Cinque le persone ricoverate, per traumi e fratture. Musumeci ha invitato la popolazione alla prudenza e all’autocontrollo, in una fase in cui la sequenza sismica resta attiva e monitorata ora per ora.
Un ulteriore elemento di continuità storica riguarda le tracce fisiche lasciate dal bradisismo nei secoli: le colonne del Serapeo di Pozzuoli, perforate dai molluschi litodomi, documentano ancora oggi gli antichi periodi di abbassamento e sollevamento del terreno che hanno caratterizzato l’area ben prima che esistessero strumenti scientifici in grado di misurarli. Un promemoria che, secondo i ricercatori, aiuta a leggere l’attuale fase come parte di un fenomeno di lunghissimo periodo, piuttosto che come un’anomalia improvvisa.
Nelle prossime ore l’attenzione resta concentrata sui bollettini di aggiornamento dell’Osservatorio Vesuviano e sulle comunicazioni della Protezione Civile, mentre proseguono i sopralluoghi negli edifici dichiarati inagibili e l’assistenza alle famiglie sgomberate nei comuni flegrei.