Quando si parla di calore e terremoti, il primo equivoco da evitare è quello con il riscaldamento globale: non esiste alcuna prova scientifica che le temperature atmosferiche in aumento influenzino la sismicità terrestre. Il legame reale è un altro, e riguarda il calore che risale dalle profondità della crosta nelle aree vulcaniche e geotermiche. Qui il magma scalda le rocce sovrastanti e i fluidi intrappolati al loro interno, generando pressioni che il terreno non sempre riesce ad assorbire senza fratturarsi.
È il meccanismo alla base degli sciami sismici che accompagnano i sistemi idrotermali attivi, dal parco di Yellowstone alle caldere italiane. Le scosse che ne derivano sono in genere superficiali e di magnitudo contenuta, ma possono ripetersi per centinaia di eventi in pochi giorni, proprio perché originate non da un singolo scorrimento lungo una faglia ma da un progressivo riassestamento delle rocce sotto la spinta di gas e vapori surriscaldati.
Campi Flegrei: calore e terremoti, quali sono le correlazioni
Ai Campi Flegrei questo processo ha un nome preciso: bradisismo, dal greco «movimento lento». La caldera, in gran parte sommersa nel golfo di Pozzuoli, si è formata circa 39.000 e 15.000 anni fa in seguito a due eruzioni di enormi proporzioni. Sotto la superficie si trova oggi un sistema idrotermale alimentato da un serbatoio magmatico collocato a circa 7 chilometri di profondità: quando la pressione dei fluidi cresce, il suolo si solleva; quando si allenta, torna ad abbassarsi.

L’attuale fase di sollevamento è iniziata nel 2005 e non si è più fermata. Dal 2018 il ritmo è diventato più marcato, con punte superiori ai 30 millimetri al mese in alcuni periodi e valori più stabili intorno ai 10-20 millimetri mensili in altri. Alla fine di marzo 2026 il sollevamento massimo registrato nel Rione Terra di Pozzuoli, punto di massima deformazione della caldera, ha raggiunto circa 163,5 centimetri, di cui oltre 25 accumulati dal solo gennaio 2025.
I parametri geochimici raccontano la stessa storia. La fumarola BG, all’interno del cratere della Solfatara, si mantiene stabile attorno ai 173 gradi, mentre i flussi di anidride carbonica confermano il trend di riscaldamento del sistema idrotermale osservato negli ultimi anni. Sono dati che l’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv monitora costantemente, insieme alla profondità e al volume del magma in risalita.
Sul fronte sismico, il 2025 aveva già segnato un’accelerazione netta, a partire dallo sciame di febbraio che aveva riportato l’attenzione nazionale sull’area. Sono seguite scosse di magnitudo 4.6 il 13 marzo, 4.4 il 13 maggio e 4.6 il 30 giugno, fino al nuovo evento in mare di magnitudo 4.4 registrato nel golfo di Pozzuoli il 21 maggio 2026. Il punto di svolta è arrivato alle 19:46 del 31 luglio 2026, quando un terremoto di magnitudo 4.7, con epicentro tra Pozzuoli e Quarto e ipocentro a soli 3 chilometri di profondità, è stato avvertito fino a Napoli, Ischia e nella penisola sorrentina.
Secondo i dati del Cnr e dell’Ingv, si tratta della scossa strumentale più forte mai registrata ai Campi Flegrei nell’attuale crisi bradisismica, superiore persino ai due eventi più energetici della crisi del 1982-1984, che non avevano oltrepassato magnitudo 4.01. Nei giorni successivi l’area è stata interessata da centinaia di ulteriori scosse, con crolli, sgomberi e alcuni feriti negli edifici già fragili del centro storico di Pozzuoli.
Di fronte a questi numeri, gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano hanno comunque invitato alla cautela nelle interpretazioni. La direttrice Lucia Pappalardo ha ricordato che bradisismo e attività sismica sono fenomeni indubbiamente collegati, ma che questo non implica automaticamente un’evoluzione verso l’eruzione: il livello di allerta resta giallo, e i parametri di riferimento — sollevamento del suolo, flusso di CO2, profondità del magma — non hanno mostrato variazioni sostanziali rispetto ai mesi precedenti. Resta invece ragionevole, secondo gli scienziati, attendersi altri eventi sismici della stessa natura nelle prossime settimane.