A Napoli il pomodoro fresco crudo, in particolare il ciliegino, sparisce temporaneamente dai menu delle mense. La sospensione è stata disposta dall’ASL e comunicata dal Comune. Riguarda tutta la ristorazione collettiva: asili nido, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, ma anche strutture sanitarie, socio-assistenziali e mense in genere. Nei piatti il pomodoro crudo verrà sostituito con altri ortaggi cotti o con verdure fresche non coinvolte nei controlli. Il pomodoro resta invece ammesso se cotto in modo completo.
C’è un dato che va messo subito in chiaro: a Napoli e in Campania non risultano casi segnalati. La misura è stata adottata applicando il principio di precauzione, dopo quanto emerso a livello nazionale sulle tossinfezioni da Salmonella legate a pomodori freschi mangiati crudi. Il divieto resterà in vigore finché le autorità sanitarie non avranno completato le analisi.
Il focolaio in Val Trompia e il lotto richiamato
La vicenda più recente arriva dalla provincia di Brescia. A Gardone Val Trompia oltre cento persone, tra studenti e adulti, si sono sentite male dopo aver mangiato nelle mense di diverse scuole del territorio, e nei primi giorni si contavano anche bambini ricoverati. La società di ristorazione, Markas, ha collegato l’episodio a un richiamo pubblicato dal Ministero della Salute il 23 settembre. Il richiamo riguarda il pomodoro ciliegino a marchio G&V Ortaggi, lotto 210, prodotto a Gela, in provincia di Caltanissetta, e venduto in colli da circa 6,5 chili. Le analisi hanno trovato batteri del genere Salmonella.
Secondo l’azienda, i pomodorini erano stati lavati e sanificati come prevedono le procedure. Il sindaco Giuliano Brunori ha detto in consiglio comunale che il problema non sarebbe un lavaggio fatto male: più probabilmente i pomodori sono stati irrigati con acqua contaminata. È stata avviata una mappatura genomica per capire se tutti i ricoverati abbiano contratto lo stesso ceppo. Per ora si tratta di un’ipotesi che le indagini dovranno verificare.
Una storia che parte da lontano
Il caso bresciano si inserisce in un quadro che le autorità europee seguono da tempo. Nell’ottobre 2025 l’ECDC e l’EFSA hanno pubblicato un rapporto congiunto su un focolaio transfrontaliero prolungato di Salmonella Strathcona, un sierotipo meno noto rispetto alla Typhimurium o alla Enteritidis. Tra gennaio 2023 e settembre 2025 i casi confermati erano 437 in diciassette Paesi europei. L’Italia era in testa con 123 casi, seguita da Germania (113) e Austria (76). Altre infezioni erano state registrate nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada, spesso in persone appena rientrate da un viaggio in Italia.

Le indagini epidemiologiche condotte in Austria nel 2023 e nel 2025 e in Italia nel 2024 hanno indicato più volte come probabile veicolo i pomodorini coltivati in Sicilia. Durante i campionamenti il batterio è stato trovato nell’acqua di irrigazione di un sito di produzione primaria. Per gli esperti europei la durata del fenomeno fa pensare a una fonte ambientale stabile, probabilmente legata alla gestione delle acque. Lo stesso ceppo aveva già causato focolai in più Paesi nel 2011 e nel 2020.
Il precedente più noto in Italia risale a settembre 2024, in Toscana. Un piatto di farro con pesto e pomodorini crudi servito nelle mense scolastiche dell’area fiorentina, soprattutto a Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio, provocò oltre duecento casi di salmonellosi e decine di ricoveri. La procura di Prato aprì un’indagine. Sul fronte siciliano il Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP ha sempre negato segnalazioni tra i propri associati, e il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida aveva invitato a evitare allarmismi.
Perché proprio i pomodori
La Salmonella vive di solito nell’intestino degli animali, come pollame, suini, bovini e rettili. Nell’immaginario comune è legata a uova e carne poco cotta. Le verdure crude però sono un veicolo sempre più studiato. Il batterio può arrivare sulla pianta attraverso acque di irrigazione contaminate da reflui o da animali, attraverso il terreno o durante la manipolazione e il trasporto.
Il pomodorino ha alcune caratteristiche che lo rendono più vulnerabile. Si mangia crudo e intero, spesso senza tagliarlo. Ha una buccia liscia ma anche una piccola cicatrice nel punto di attacco del picciolo. Inoltre viene servito in grandi quantità nelle preparazioni fredde delle mense. In genere la contaminazione resta in superficie. In alcune condizioni, però, il batterio può penetrare all’interno del frutto, per esempio attraverso il picciolo o quando un pomodoro tiepido viene immerso in acqua più fredda. Per questo il lavaggio aiuta ma non garantisce l’eliminazione totale del rischio, mentre la cottura completa elimina il batterio. Il caso di Brescia, con prodotti già lavati e sanificati che hanno comunque causato malori, va in questa direzione.
Sintomi e persone più esposte
La salmonellosi si manifesta di solito tra le 12 e le 72 ore dopo aver mangiato il cibo contaminato. I sintomi tipici sono diarrea, crampi addominali, febbre, nausea e talvolta vomito, e durano in media dai quattro ai sette giorni. Nella maggior parte delle persone l’infezione passa da sola. Il rischio principale è la disidratazione, soprattutto nei bambini piccoli. Sono più esposti anche gli anziani, le donne in gravidanza e chi ha difese immunitarie ridotte. In questi casi l’infezione può superare l’intestino e richiedere cure ospedaliere. Questo spiega perché le misure precauzionali partono quasi sempre da scuole, ospedali e RSA.
Se compaiono diarrea persistente, febbre alta, sangue nelle feci o segni di disidratazione, come bocca secca, poca urina o sonnolenza insolita nei bambini, bisogna contattare il medico o il pediatra. Gli antibiotici non servono in tutti i casi e la decisione spetta al medico.
Si possono ancora mangiare?
Il provvedimento napoletano non riguarda le famiglie e non vieta la vendita dei pomodori. Vale per la ristorazione collettiva, dove un solo lotto contaminato può raggiungere centinaia di persone in un giorno. A casa i pomodori si possono continuare a mangiare. Conviene però qualche attenzione in più.
La prima verifica riguarda il lotto. Chi ha comprato pomodorini G&V Ortaggi del lotto 210, venduti in confezioni da ingrosso ma reperibili anche da fruttivendoli che li rivendono sfusi, non deve consumarli e deve riportarli al punto vendita. In caso di dubbio sulla provenienza dei pomodorini sfusi si può chiedere al rivenditore, che è tenuto a conoscere l’origine della merce.
Per il resto contano le buone pratiche di cucina, che spesso si trascurano proprio con gli ortaggi considerati più innocui. I pomodori vanno lavati sotto acqua corrente, strofinandoli con le mani, e non lasciati in ammollo in una bacinella: l’acqua ferma può trasferire i batteri da un frutto all’altro. È utile togliere il picciolo e la zona intorno, poi asciugarli con carta pulita.
Bicarbonato e aceto hanno un’efficacia limitata contro la Salmonella. Se si usano disinfettanti per verdure, devono essere prodotti specifici per alimenti, impiegati come indicato in etichetta. Un pomodoro tagliato non va lasciato a temperatura ambiente per ore, perché il batterio si moltiplica velocemente nella polpa umida: le insalate di pomodoro vanno conservate in frigorifero e consumate in giornata. Il tagliere usato per i pomodori non deve servire subito dopo per altri alimenti crudi senza essere stato lavato.
Nelle case dove ci sono bambini piccoli, anziani fragili o persone immunodepresse, alcuni medici consigliano di preferire per qualche settimana il pomodoro cotto. Un sugo, una passata o dei pomodorini al forno eliminano il problema. Le conserve industriali e le passate in bottiglia non sono coinvolte, perché subiscono trattamenti termici durante la produzione.
Intanto si attendono i risultati delle analisi genomiche sui casi lombardi. Saranno queste a stabilire se il ceppo di Gardone Val Trompia sia lo stesso dei focolai europei degli ultimi tre anni, oppure un episodio a sé con un’altra origine.
Qui l’approfondimento sul sito del Comune di Napoli.